Microlearning, parola chiave flessibilità

Ogni volta che guardiamo una video ricetta su youtube, o consultiamo l’infografica di come ci si lava correttamente le mani o seguiamo su igtv l’ultimo video del nostro life coach preferito, senza esserne consapevoli stiamo facendo microlearning. Cioè impariamo qualcosa in pochissimo tempo, attraverso un contenuto multimediale breve o brevissimo, che risponde in modo puntuale a una nostra domanda.

Dalla vita di tutti i giorni alla formazione professionale il passo è breve: se la mancanza di tempo è la maggiore difficoltà che un lavoratore deve affrontare quando vuole formarsi o aggiornarsi, il microlearning aggira facilmente il problema. E’ già un metodo consolidato nell’ambito dell’e-learning e del training professionale, ma è anche un trend in continua crescita negli ultimi anni.

Cos’è il microlearning

Quali caratteristiche deve avere l’oggetto formativo perché si possa definire microlearning? In parte lo abbiamo già detto:

  • deve essere focalizzato, cioè rispondere a una singola domanda, fornire una skill precisa o concentrarsi su un tema specifico;
  • deve essere bite-sized o snackable, cioè lo si deve poter mangiare con un morso solo, il che significa essere breve o meglio brevissimo, con una durata di pochi minuti, mai più di dieci.

E poi, deve avere almeno altre due caratteristiche:

  • deve essere immersivo, cioè fortemente esperienziale con simulazione di casi reali che permettono di mostrare, e non semplicemente di spiegare;
  • e deve essere multipiattaforma, fruibile ovunque, ma nativamente pensato per il mobile.

Vantaggi del microlearning

La flessibilità è l’asso nella manica del microlearning. E’ apprezzata dal discente, che può inserire la pillola formativa nei ritagli di tempo, anche all’interno della giornata lavorativa. Può apprendere qualcosa di utile in poco tempo e sentirsi immediatamente gratificato dal traguardo conseguito. 

Ma torna comoda anche al formatore che può combinare e ricombinare i “mattoncini formativi” per creare percorsi su misura. Sfruttando e valorizzando maggiormente i contenuti realizzati.

Dal punto di vista degli argomenti che possono essere trattati, non c’è praticamente limite: si va dalla formazione onboarding, che viene resa così più leggera, all’aggiornamento tecnico o normativo, fino anche a argomenti di più ampio respiro. Le micro informazioni possono essere fruttuosamente collocate in un contesto più grande, in cui il frammento ha senso in sé ma guadagna un senso più alto se inserito in una configurazione complessa.

Microlearning e formazione blended

Ecco perché il microlearning si inserisce molto bene anche in una strategia di formazione blended (che secondo noi sarà sempre più spesso lo standard formativo dei tempi a venire) in cui alcune parti siano sviluppate con formazione in presenza e altre siano lasciate all’apprendimento in autonomia, attraverso alcuni momenti di approfondimento o di consolidamento personale. Inoltre il microlearning dà spazio alla libertà individuale del lavoratore che vuole costruirsi un’esperienza formativa su misura e quindi può essere percepito come una maggiore attenzione alla persona da parte dell’azienda che eroga la formazione.

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